Alla luce delle problematiche economiche delle imprese, che sono insorte nel Paese negli ultimi anni, diviene sempre più importante prevenire ed eventualmente gestire la situazione di sovraindebitamento e le crisi d’impresa al fine di evitare la liquidazione giudiziale (altresì conosciuta con il termine di fallimento d’impresa). Il nostro ordinamento prevede misure e strumenti finalizzati a contenere e gestire la crisi d’impresa, ma è opportuno affidarsi a chi, questi strumenti, li adopera professionalmente mettendoli a disposizione delle imprese in difficoltà. L’ avv. Giuseppe Passaniti ha risposto alle domande più comuni circa sovraindebitamento e fallimento (o liquidazione giudiziale), lanciando il messaggio che esistono degli strumenti che possono aiutare l’imprenditore indebitato.

– Avv. Passaniti, può spiegare, dal punto di vista legale, cosa può fare un’impresa se è in sovraindebitamento?

Questi ultimi anni a causa di diversi fattori, tra cui la pandemia da Covid-19, da cui fortunatamente siamo usciti, la guerra in Ucraina e l’inflazione molto elevata, è stato molto difficile per le imprese rimanere in piedi. Tutte le attività hanno dovuto combattere strenuamente, talvolta dovendo fronteggiare la mancanza di entrate e la conseguente insorgenza o aumento dei debiti.  Il sovraindebitamento è regolato dalla L. 27 gennaio 2012 n. 3. Di recente è entrato in vigore il D. Lgs. 12 gennaio 2019 n. 14, che ha introdotto nel nostro ordinamento il “Codice della Crisi d’impresa e dell’Insolvenza”, il quale offre validi strumenti per regolare e risolvere la crisi d’impresa, riuscendo così a tutelare le imprese e i loro creditori.

– Quali debiti rientrano nel sovraindebitamento e quali sono gli strumenti risolutivi?

Innanzitutto, bisogna precisare che per sovraindebitamento deve intendersi “la situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni, ovvero la definitiva incapacità di adempierle regolarmente”. Il debitore in stato di sovraindebitamento può proporre ai creditori, a determinate condizioni e ricorrendo i presupposti previsti dalla legge, accordi di ristrutturazione dei debiti. Come anticipato, il “Codice della Crisi d’impresa e dell’Insolvenza” prevede numerosi strumenti, oltre a quello citato della ristrutturazione dei debiti, per venire in aiuto alle imprese affinché possano adempiere agli impegni presi con i propri creditori. E’ anche prevista, ad esempio, la possibilità di richiedere misure protettive per salvaguardare e tutelare il patrimonio dell’impresa.

– Vi è una stretta correlazione tra sovraindebitamento e fallimento. Come evitare il fallimento dell’impresa?

La parola “fallimento” è stata sostituita dal termine “liquidazione giudiziale” e rappresenta l’extrema ratio. E’ sempre preferibile risolvere le problematiche tempestivamente ed intervenire prima di diventare un’impresa insolvente, ovvero un’impresa che versa in stato di insolvenza con conseguente incapacità irreversibile ad adempiere e far fronte alle proprie obbligazioni. In altri termini, è bene intervenire molto prima e prevenire la situazione per cui l’impresa non sa più come far fronte ai propri debiti, adoperando gli strumenti previsti anche dal Codice della Crisi d’impresa e dell’Insolvenza.

–  Cosa succede se l’impresa fallisce? Si possono tutelare i propri dipendenti?

La liquidazione giudiziale è una procedura che si svolge dinnanzi il Tribunale. In una prima fase viene effettuata una rigorosa verifica sulla sussistenza dei presupposti per l’apertura della procedura e, a seguito dell’istruttoria, qualora ricorrano i presupposti, viene dichiarata aperta la procedura e il Tribunale nomina un Curatore. I dipendenti di un’impresa in fallimento sono, purtroppo, i primi a subire gli effetti negativi, tuttavia, fortunatamente l’ordinamento prevede strumenti specifici, anche un Fondo di Garanzia, per la tutela del loro credito da lavoro e per ottenere il pagamento del TFR.

–  L’imprenditore può chiedere il fallimento oppure può essere chiesto solo dai creditori?

L’imprenditore può chiedere la liquidazione giudiziale, così come i creditori dell’impresa e il Pubblico Ministero.

–  Cosa succede all’imprenditore fallito? Cosa può fare e cosa non può fare chi viene dichiarato “fallito”? Può citare alcuni esempi?

Al momento dell’apertura della procedura di liquidazione giudiziale, l’imprenditore non può, per esempio, amministrare l’impresa né gestire ed amministrare i beni della stessa. L’imprenditore fallito non può effettuare pagamenti per l’impresa… Sussistono molte limitazioni.

–  Rischio di fallimento e sovraindebitamento: quando rivolgersi a un avvocato?

È consigliabile che gli imprenditori si rivolgano al proprio avvocato di fiducia il prima possibile, in modo da poter affrontare le problematiche con assoluta prontezza e tempestività. La situazione di sovraindebitamento può essere gestita con gli strumenti di regolazione della crisi d’impresa, al fine di evitare il fallimento che, come precedentemente indicato, ad oggi viene formalmente definito liquidazione giudiziale.

Avvocato in tutta Italia: L’ avv. Giuseppe Passaniti, forte della grande esperienza maturata, opera nel settore del diritto civile e amministrativo ed assiste Imprese e P.A. su tutto il territorio nazionale.

Contatti avv. Giuseppe Passaniti:

Tel. Studio: 06.3224555

Email diretta: gpassaniti@yahoo.it

Fonte: Ufficio Stampa Malachiti Press

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